«Questo non è il disarmo, temiamo un nuovo Scudo»

By ironriot at 9 aprile, 2010, 8:25 am

PACIFISTI - Parla Jan Majicek (Ne Zakladnam)
La firma del nuovo Start tra Russia e Stati uniti ha avuto scarso seguito tra i cechi. C’è una differenza palpabile tra la visita di Obama dello scorso anno, quando in molti attendevano la revoca dell’intenzione di costruire la base radar americana nel poligono militare di Brdy, a poche decine di chilometri da Praga. La revoca tuttavia arrivò più tardi, nel settembre del 2009. Da allora il tema dello Scudo anti-missile americano sembra scomparso dall’agenda della politica ceca. L’amministrazione Obama non ha comunque rinunciato a costruire uno sistema di difesa missilistica sul continente europeo. Gli Usa infatti stanno negoziando il dispiegamento di alcune basi del sistema anti-missile in Bulgaria e Romania, e hanno già sottoscritto un’accordo per la fornitura dei missili Patriot alla Polonia. Anche a Praga sotto traccia qualcosa si muove. Nei mesi scorsi, diversi team di esperti americani hanno visitato il Paese sondando un’eventuale disponibilità del governo ceco a partecipare al nuovo sistema anti-missile obamiano. Si sussurra che la Repubblica ceca possa ospitare batterie mobili di missili oppure strutture di comando del sistema. A margine, troppo tardi per noi, si terrà il vertice tra Obama e undici capi di stato e di governo dell’ Europa centro-orientale. Ne parliamo con Jan Majicek, portavoce dell’Iniciativa Ne Zakladnam (Rete contro le basi info@nezakladnam.cz Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), che si è battuta fin dal 2006 contro il radar americano a Brdy e resta attiva per monitorare sul campo la situazione dello Scudo anti-missile americano in Europa.

Dopo un anno, il presidente Obama è tornato a Praga per firmare il trattato Start con il presidente russo Medvedev. Qual è la posizione del movimento contro le basi?
Salutiamo con favore ogni reale riduzione delle testate atomiche, ma in questo caso si tratta spesso di armi obsolete, che consumano parecchie risorse per la loro manutenzione. È quindi anche un passo pragmatico e non solo simbolico. Inoltre l’accordo dovrà essere ratificato sia dal Senato Usa che dalla Duma russa. E le speranze di alcuni fans un po’ naif del presidente Obama potrebbero scomparire, se il trattato non fosse ratificato, come è già successo in un caso simile nel 1993. È comunque importante continuare nel processo del disarmo nucleare. Affinché le intenzioni delle due potenze siano credibili, esse dovrebbero annunciare una road-map di riduzione delle armi strategiche nucleari. Soltanto un piano chiaro di riduzione delle armi atomiche può assicurare, che alle parole seguano i fatti. Comunque noi siamo scesi in piazza. Abbiamo voluto sottolineare, che invece di una reale riduzione delle armi atomiche, si stanno liquidando soltanto dei ferri vecchi degli arsenali nucleari.

L’ amministrazione Obama ha ritirato il piano di Bush per costruire basi dello Scudo nella Repubblica ceca e in Polonia. Tuttavia assistiamo a un rinnovato interesse per basi del sistema anti-missile in Bulgaria, Romania e Polonia…
Siamo preoccupati. Di Romania e Bulgaria abbiamo sentito già parlare quando il processo di ratifica della base nella Repubblica ceca era fermo. Era una forma di ricatto nello stile «se non la volete, ingrati, la base la faremo altrove». Non ha funzionato sia per la debolezza del fronte pro-radar sia per la forza del movimento contro la base Usa. Tuttavia non abbiamo notizie di una resistenza forte alle basi né in Romania né in Bulgaria, per il diverso clima politico dei Balcani. Ma a Bucarest abbiamo visto anche manifestazioni contro il summit della Nato del 2008. Ci sono anche lì dei barlumi di resistenza. In Polonia la situazione è più difficile che nella Repubblica ceca. Abbiamo collaborato molto con il movimento polacco contro le basi. Ma il governo ha fatto leva su un forte sentimento anti-russo per trovare consenso sul dispiegamento dei missili americani Patriot in Polonia. Da tempo notiamo la volontà della Nato di mettere i nuovi sistemi anti-missile sotto la sua egida. Ciò potrebbe influenzare l’opinione pubblica nell’Europa orientale. I nostri politici e media comincerebbero a dire che, come membri della Nato, abbiamo il dovere di accogliere tali sistemi. Ne rimarrebbe convinta anche una parte dello schieramento politico pure contrario alla base Usa a Brdy. Tuttavia per noi dell’Iniciativa Ne Zakladnam cambia poco. Siamo comunque contro le basi militari straniere in Repubblica ceca, che siano o no sotto il patrocinio della Nato.

Anche la Repubblica ceca non è del tutto estranea al nuovo piano del sistema anti-missile, che potrebbe riprendere fiato nel Paese dopo le elezioni parlamentari di maggio?
Alcuni piani sono già stati segnalati dai media main-stream cechi. Tuttavia è importante rendersi conto di una cosa. Le trattative per la costruzione della base americana dello Scudo anti-missile erano cominciate già nel 1999. Ci vorrà di nuovo tanto tempo, per approdare a un risultato? Difficile da dire, ma noi rimaniamo in allerta.

Fonte: il Manifesto, 9 aprile 2010 (III pagina)

Categoria: Armamenti | Europa | Internazionale


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